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Equilibrio: come raggiungerlo e mantenerlo |
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Scritto da Patrizia Lattuada
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Lunedì 16 Gennaio 2012 18:10 |
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Uno degli imperativi del mondo e dell’economia moderni legato al benessere è quello dell’equilibrio. Sempre più spesso siamo bombardati da immagini e proposte commerciali per ritrovare il nostro equilibrio psicofisico.
Ma che cos’è esattamente l’equilibrio? Per definizione, è lo stato di riposo tra due forze che si annullano. Sul piano fisico è il mantenimento di un corpo in posizione stabile, su quello psichico si riferisce a un buon funzionamento dell’attività mentale, alla ponderazione e alla calma. In sostanza è prima di tutto uno stato che riguarda insieme corpo e mente. Ma questo stato non esiste “in sé”, non è qualcosa che può essere conquistato per sempre; è piuttosto il risultato di forze, di polarità, che in un certo momento si neutralizzano.
Il suo mantenimento è quindi essenzialmente qualcosa di precario e di mutevole. In molte posizioni dello Yoga l’equilibrio ci appare statico. In realtà esso è qualcosa legato a una dinamica, al continuo aggiustamento del corpo nello spazio (interiore ed esteriore). Il pensiero orientale è in generale più aperto alla nozione di cambiamento, di flusso e di impermanenza. Questo si manifesta anche in molte discipline psicofisiche che insistono sul miglioramento delle capacità di equilibrio e di connessione del centro e del baricentro (dallo yoga, alle arti marziali, al tiro con l’arco…).
Sul piano fisico, per il mantenimento dell’equilibrio, due fattori sono importanti: lo sguardo fermo davanti a noi che, oltre a facilitare l’equilibrio posturale, permette di vivere la stabilità della mente; e i canali semicircolari dell’orecchio interno, gli organi deputati alla percezione del corpo nello spazio, che possono essere rieducati per un loro miglior funzionamento.
Diverse sono le posizioni di equilibrio nella tradizione yoga con le quali sperimentare queste considerazioni. Tra queste, la posizione dell’albero.
LA POSIZIONE DELL'ALBERO
In piedi, portare l’attenzione al bacino e al centro del corpo, nella zona dietro l’ombelico e fissare lo sguardo davanti a voi. I piedi radicati a terra e la colonna vertebrale ben allungata verso l’alto.
Portare i palmi a contatto l’uno contro l’altro, all’altezza del cuore (posizione del saluto, namaste). Spostate il peso del corpo sulla gamba sinistra. Portare la pianta del piede destro in appoggio all’interno del ginocchio sinistro. Più forti e adattabili saranno i piedi e le caviglie, maggiori saranno le possibilità di mantenere il giusto equilibrio.
Vivete la posizione con un respiro calmo e regolare, osservando i piccoli adattamenti interni necessari per il mantenimento della posizione.
Sciogliere la posizione ed eseguire sull’altro lato.
In caso di difficoltà, di patologie all’orecchio interno e all’apparato vestibolare (Ménière) eseguire la posizione vicino a una parete.
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Tacchi e postura: un matrimonio infelice |
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Scritto da Diego Barlottini
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Mercoledì 23 Novembre 2011 09:32 |
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Ci sono voluti più di 20 milioni di anni perché l'uomo evolvesse dalla stazione a quattro zampe a quella eretta. I tacchi, un nuovo fattore introdotto dall’uomo e non dalla natura, sono stati introdotti solo negli ultimi quattro secoli. Purtroppo, non rientrando nel programma dell’evoluzione, non sono adatti alla posizione eretta. Le scarpe hanno un'enorme influenza sul nostro corpo, condizionando totalmente la nostra postura. Vediamo come.
L’inclinazione prodotta di un tacco di soli 2 cm su una persona di 1,80 metri, provocherà nel baricentro uno squilibrio di 12 gradi. Salendo con l’altezza, un tacco di otto centimetri è di circa 25 gradi, se la scarpa è di tipo a zeppa. Un tacco normale della stessa altezza aumenta la pendenza fino a 45 gradi. Come è ovvio intuire, stare in equilibrio con tali pendenze è impossibile. Motivo per cui, il nostro corpo effettuerà delle compensazioni per restare in piedi. Compensazioni in cui si focalizzerà il dolore. Per esempio, per compensare lo squilibrio del tacco, un classico adattamento è il piegamento delle gambe e un’accentuazione della curva lombare. Situazioni di per sé non naturali, e punti in cui, con lo scorrere del tempo si situerà il dolore.
Le scarpe dovrebbero avere l’unico scopo di proteggere il piede, funzione che può avvenire senza tacco. Venendo a mancare il tacco, il peso del corpo non graverà più sulla punta del piede (evitando così anche l’insorgere di un possibile alluce valgo). Dovrebbero poi avere una parte anteriore larga e quando possibile aperta.
Se fossimo stati creati per avere il tallone più alto, la natura avrebbe manifestato tale esigenza nel tallone non nelle scarpe. L'evoluzione ha portato l'osso del tallone umano al livello del suolo. Ma poiché siamo stati tanto sciocchi e presuntuosi da cambiare il disegno della natura mettendoci i tacchi, dobbiamo pagare il prezzo di questo errore con il dolore.
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Energia, meditazione e chakra, spiegati con la scienza |
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Scritto da Patrizia Lattuada
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Venerdì 21 Ottobre 2011 08:28 |
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Nella pratica yoga si parla spesso di energia, di sistema sottile, di chakra. Ma, al di là del lato spirituale ed esoterico, cosa sono esattamente? E’ possibile darne una spiegazione scientifica attraverso l’anatomia e la medicina? Non solo. Come è possibile migliorare la propria salute e il proprio benessere attraverso la meditazione? E come, lo stato di malattia è riconducibile a uno squilibrio energetico? A rispondere a questi quesiti ci pensa il dottor Ivano Hammarberg Ferri, oncologo e omotossicologo impegnato nella diagnosi e cura delle malattie secondo un approccio terapeutico di tipo olistico che integra la medicina occidentale con l’omeopatia e l’omotossicologia.
Attraverso la meditazione, dice il medico, «si abbatte l’iperattività del sistema simpatico equilibrandolo con una maggiore azione da parte del sistema parasimpatico. C’e’ un abbattimento dello stress dannoso che é concausa di ogni malattia che si possa menzionare, con riduzione della frequenza cardiaca e respiratoria ad un ritmo fisiologico e coordinato dei due. Si riduce la pressione arteriosa in chi è alta e migliora in chi ce l’ha troppo bassa; si riduce la glicemia, gli ormoni mediatori dello stress».
Sotto trovate un video di una delle sue conferenze
Patrizia Lattuada
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Scritto da Patrizia Lattuada
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Giovedì 13 Ottobre 2011 08:36 |
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“Quando il respiro è irregolare, la mente vacilla; quando il respiro è saldo, lo è anche la mente”. L’Hatha Yoga Pradipika, uno dei testi fondamentali dell’hatha yoga, non lascia dubbi sulla necessità di raggiungere un pieno controllo del respiro, quale fonte per il proprio benessere fisico e interiore. Il respiro è la parte più sottile del nostro essere fisico ed è quello che ci mette in contatto con la nostra natura essenziale.
E’ attraverso una maggiore consapevolezza di come respiriamo che possiamo creare un ponte, un’unione, tra la nostra parte fisica e quella emotiva, mentale e spirituale. Questo è ciò che, prima di tutto, ritengo differenzi lo Yoga dalle altre discipline fisiche (ma non solo).
Nella quotidianità siamo spesso totalmente assorti in quello che facciamo da dimenticarci di come (e se) stiamo respirando. Non è raro ritrovarsi, senza accorgersene, in situazioni di “apnea” o di respiro “corto”, soprattutto quando siamo investiti dalle incombenze quotidiane. Rimettersi in contatto con il proprio respiro può essere dunque un buon modo per ricaricarsi, ritrovarsi, tendere a un benessere generale, purificarsi. Una buona respirazione migliora la postura (e viceversa), la circolazione sanguigna, la nostra capacità di attenzione e concentrazione.
Per prenderne coscienza vi propongo un esercizio preliminare, preso dalla tradizione del maestro Iyengar, che prepara alla respirazione profonda e regolare.
In pratica
Scegliete un momento e un luogo tranquilli dove poter praticare. Sdraiatevi su un tappetino o una coperta, con le braccia lungo i fianchi leggermente distanziate dal corpo, i palmi rivolti verso l’alto, la gabbia toracica aperta e ricettiva. Mettete un panno sopra gli occhi per rilassare i muscoli del volto. State così tranquilli un paio di minuti, osservando il vostro respiro entrare e uscire dalle narici silenziosamente. Quando inspirate assicuratevi che i polmoni si riempiano insieme, in modo uguale, destro e sinistro contemporaneamente. Lasciate il petto espandersi verso l’alto e verso i lati. L’espiro sarà prolungato, sottile, calmo e regolare. I polmoni si svuotano in modo uguale da entrambe le parti. Correggete se ci sono differenze tra la parte destra e sinistra e prendete coscienza delle vostre diversità. Continuate per dieci minuti.
Patrizia Lattuada
Insegnante di Yoga e danza, presidente di Sinapsi
Image: graur codrin / FreeDigitalPhotos.net
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Postura: che cos’è e come migliorarla |
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Scritto da Diego Barlottini
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Giovedì 13 Ottobre 2011 08:34 |
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La postura è la forma che il nostro corpo assume nello spazio. I fattori che determinano la nostra forma possono essere di origine biomeccanica o emozionale, oppure una combinazione delle due.
Il modello posturale emozionale risale attorno agli anni ‘20, attraverso inizialmente le teorie di Wilhelm Reich seguite da quelle di Alexander Lowen. Secondo tale teoria, l’uomo mette in atto una serie di difese corporee (tensioni muscolari) contro stimoli emotivi minacciosi, alterando però la propria postura.
Il modello posturale biomeccanico, invece, analizza come il sistema muscolo-scheletrico, si organizza per far sì che i movimenti della vita quotidiana avvengano anche in presenza di blocchi muscolari.
Come migliorare, allora, la nostra postura?
Molte e tutte valide, sono le tecniche che sono utilizzate per riequilibrare la postura. Spenderei due parole per la metodica Mézières, inventata nel 1947 in Francia da Françoise Mézières, appunto. L'approccio mézièrista in via schematica consiste nel riequilibrare tutte le tensioni muscolari presenti nel nostro corpo. Tensioni muscolari che, in base a dove si formano, portano a un blocco di quella determinata zona.
Nonostante però questi vincoli bio-meccanici (blocchi muscolari), il nostro corpo, dovendo vivere, attua una serie di strategie (non naturali) che gli consentono comunque di muoversi. Purtroppo però queste “scappatoie compensatrici” con il tempo porteranno a una serie di dolori.
Ad esempio, una cassa toracica bloccata da un irrigidimento della muscolatura dorso-toracica non potrà svolgere in modo corretto la sua funzione: cioè respirare. Sappiamo tutti però che respirare è vitale per l’uomo. Ecco allora che il corpo adotterà una strategia per far sì che ciò avvenga. Come? Delegando un’altra zona del corpo a questa funzione.
Il metodo Mezieres mirerà dunque a ristabilire i giusti equilibri tra le diverse zone, attraverso una serie di posture che mettono in tensione (allungano) le parti del corpo, ridando così libertà e scioltezza di movimento. Il suo scopo è anche quello di rieducare il movimento facendo in modo che ogni azione avvenga nel modo corretto.
Diego Barlottini
dott. in Scienze motorie, tecnico posturale, specialista in Metodo Mézières
www.diegobarlottini.it
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